Questa intervista di Fanpage a Giorgio Parisi è da leggere perché è l’epitome dell’incompetenza abissale di tutti, ma propri tutti, i soggetti che avrebbero dovuto presiedere a una gestione corretta, trasparente, efficace dei dati dei contagi. Ricordiamoci che è su questi dati che si è costruita la strategia nazionale di risposta all’emergenza.

C’è solo l’imbarazzo della scelta.

La privacy trattata come pretesto per pubblicare solo dati aggregati (utili quanto un fiammifero per sciogliere un iceberg), quando sono note da anni tecniche estremamente efficaci (es. privacy differenziale) che consentono di pubblicare i dati DISAGGREGATI senza violare la privacy.

I mesi che ci sono voluti soltanto per avviare il protocollo d’intesa tra ISS e Accademia dei Lincei e per iniziare a chiedersi come trattare un gigabyte (nientedimeno). Scomodando pure l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per realizzare un sito web tramite il quale, SU RICHIESTA, fornire alla comunità scientifica DATI AGGREGATI «estratti da quel grosso database». E questo perché i dati disaggregati sarebbero «difficili da utilizzare per un’analisi» (!!!).

La comunità open data italiana che è stata trattata con la stessa considerazione che si riserva a una buca sulla Cristoforo Colombo.

Ciliegina sulla torta: il presidente dell’Accademia dei Lincei che ritiene assurdo uno scenario in cui i punti terminali del sistema sanitario (gli ospedali) comunichino direttamente all’ISS i dati senza passare per il filtro regionale.

La verità è che dietro la reticenza a pubblicare non c’è la volontà di proteggere alcunché: c’è solo la realtà di una gestione disastrosa.

I DATI E I MODELLI SU CUI SI BASANO LE DECISIONI PUBBLICHE DEVONO ESSERE PUBBLICI.